Università del Gusto

Parco Fluviale Enzo La Valva – 87023, Diamante (CS) – Italia
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Una Università in mezzo al verde

L’Università del Gusto ha sede a Diamante in Calabria in provincia di Cosenza, nel Parco fluviale Enzo La Valva. A un chilometro dall’ingresso, sulla sinistra, in una struttura autonoma di proprietà della Provincia di Cosenza. All’interno una grande sala-degustazione per N. 100 persone, la cucina a vista, gli uffici amministrativi, la presidenza e la biblioteca di gastronomia “Ippolito Cavalcanti” unica in Calabria con oltre 1000 volumi tutti di cucina.
Un grande edificio tutto recintato. Dietro, protetto dalla collina sovrastante, il campo catalogo di “Capiscum” con oltre duecento varietà di peperoncini e l’orto degli odori con le piante officinali. Uno spettacolo colorato di frutti, aperto al pubblico e visitabile gratuitamente da Giugno a Settembre.

La montagna a due passi dal mare

La riviera che va da Tortora a Paola ha un’eccezionale caratteristica: subito dietro il mare ci sono le montagne. Pochi chilometri dietro Diamante e Scalea ci sono la Mula e Cozzo Pellegrino due montagne che sfiorano i 2000 metri. E da Paola in 10 minuti si arriva al valico della Crocetta e alla Palummara. Quasi una muraglia naturale con vegetazione fittissima che sembra fatta apposta per evitare il passaggio dall’uno all’altro mare.
Da Tortora a Belvedere c’è una catena di natura calcareo-dolomitica un “sistema-giovane”, estrema propaggine del massiccio del Pollino. Con i fiumi che solcano le montagne e scendono a valle.
In una di queste valli scorre il Corvino. Più che un fiume un grosso torrente che nasce dalla Montea a 1865 metri di altezza. Dopo una breve corsa arriva subito al mare in un tripudio di verde. Con l’acqua che rende fertilissime le campagne circostanti.
Nell’ultimo tratto 500, metri prima della foce, è stato realizzato il parco fluviale Enzo La Valva. Prende il nome dello studioso di botanica Enzo La Valva, già docente all’Università di Napoli e indimenticato Presidente del Parco del Cilento. Nativo di Diamante e morto prematuramente.
Si entra a pochi metri dalla riva del mare. Si passa subito a un paesaggio di montagna. Nemmeno il tempo di rendersene conto. Basta chiudere gli occhi, in un attimo le sensazioni si trasformano e si capovolgono. Non più la brezza ma il fruscio dell’acqua che lambisce i rami più bassi degli ontani e dei faggi. D’estate non più il vocìo brulicante dei villeggianti ma il cicalìo di migliaia di cicale nascoste negli alberi. Mare e montagne insieme. Un miracolo che qui è possibile. Come già avvertivano i viaggiatori stranieri in Calabria arrivati qui sulla fine del 700 e l’800. Astolphe De Coustin, Craufurd Tait Ramage, George Gissing che si incatavano davanti alle “marine confuse con le montagne” e “all’azzurro del mare che si confonde col viola delle cime”.
Qui nella valle del Corvino fiorisce e cresce il cedro che è l’agrume più antico del mondo e per sopravvivere ha bisogno di un clima assai dolce e temperato. Qui, scrive lo storico Leopoldo Pagano, c’erano sulle fine dell’Ottocento i “più bei giardini di Diamante”. E lo scrittore Pietro De Seta sentenzia “Chi non ha visto la vallata del Corvino non ha idea di che cosa è una valle ubertosa”.
Alla bellezza incontaminata dei luoghi si aggiungono adesso strutture e servizi che non disturbano l’ambiente. Perché l’uomo possa meglio godere e fruire la natura. A due passi dal mare, una natura che sa di montagna.

Lo splendore della flora mediterranea

Il cedro è la pianta regina della valle del Corvino. Perché questo è il suo habitat naturale. Il clima mite, l’acqua abbondante ai piedi di alture che lo riparano dai venti.
Per un miracolo della natura il cedro attecchisce solo in questo tratto della costa tirrenica che per questo si chiama “Riviera dei Cedri”.
La coltura è molto antica ed è strettamente legata all’immigrazione ebraica dei primi secoli dell’era cristiana ed alla successiva occupazione bizantina. E ancora oggi, nel mese di Agosto, i rabbini vengono a raccogliere con le loro mani i piccoli cedri che utilizzeranno a Settembre per la loro festa più importante la sukkot o “festa dei tabernacoli”.
Nel parco ce ne sono rimasti alcuni esemplari. Oltre al cedro di Calabria che dà splendidi frutti dai quali si ricavano sciroppi, liquori e marmellate c’è anche il cedro del Libano (cedrus libanotica) che è una pianta di alto fusto ma non produce frutti.
Poi tutta la splendida flora mediterranea. L’alloro (laurus nobilis), l’acero (acer), il carrubo (ceratonia siliqua), il corbezzolo (arbutus unedo), il frassino (fraxinus excelsior), l’ilice (quercus ilex), il melangolo (melo cetriolo), la mortella (myrtus communis), l’oleandro (nerius nobilis), l’ontano (alnus), il pino (pinus pinaster), il platano (platanus orientalis), il robbia (rubia peregrina), la robinia (robinia pseudoacacia), il rosolacco (papaver rhoseas), il roverella (quercus pubescens), il rovo (rubus), la scarlina (galactites tomentosa), il selvatico (foeniculum vulgare).

Sport e relax sulle sponde del fiume

Il parco è attrezzato. Su un’area di oltre 35.000 metri quadrati ce n’è per tutti i gusti. All’ingresso subito ampi parcheggi per le auto e le biciclette. Sulla sinistra una grande strada di accesso per le auto. Percorre tutto il parco per quasi un chilometro e mezzo. Lastricata in pietra locale è isolata da tutte le “strutture” del parco con una serie di attraversamenti pedonali.
A destra, lungo il fiume, una serie di percorsi paralleli: un “sentiero podistico”; un “percorso natura” e una pista ciclabile.
Andando avanti c’è il Museo multimediale dedicato al mare e alle bellezze del territorio. Una palestra, due campi di bocce, il campo da tennis e il calcetto.
Disseminati nel verde “aree picnic” con tavoli e panche. E in più “aree gioco” con altalene, scivoli, tavola oscillante e altre divertimenti per i più piccoli.